Lampadario d’antiquariato

COD. 9494
50,00€

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Lampadario d’antiquariato
Bellissimo Lampadario d’antiquariato, da utilizzare soprattutto per arredo di camere da letto e camere da pranzo, saloni. La struttura è di ottima qualità.
Ottime condizioni in ottone con coppe di vetro di murano.
 

 
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Descrizione

Lampadario d’antiquariato

Lampadario d’antiquariato. Bellissimo Lampadario d’antiquariato, da utilizzare soprattutto per arredo di camere da letto e camere da pranzo, saloni. La struttura è di ottima qualità. Ottime condizioni in ottone con coppe di vetro di murano.

Cenni Storici – Lampadario d’antiquariato vetro di murano

Il XX secolo comincia a Murano con nuovi processi di lavorazione del vetro di foggia moderna. Il primo innovatore fu Vittorio Toso Borella, che creò, intorno al 1909, due ciotole in vetro leggerissimo decorate con aironi e fiori acquatici a smalto trasparente. A Vittorio Zecchin, artista del gruppo secessionista di Cà Pesaro, si devono creazioni in vetro mosaico realizzate nella fornace dei Barovier ed esposte a Cà Pesaro nel 1913. Nel 1914 divenne famosa la lastrica “barbaro” disegnata dal pittore Teodoro Wolf Ferrari. Dopo l’interruzione dovuta alla Prima Guerra Mondiale, le fornaci ripresero la produzione adottando uno stile essenziale e funzionale. Subito dopo la guerra iniziarono le collaborazioni tra artisti e fornaci. Vittorio Zecchin stesso divenne direttore artistico della “Vetri Soffiati Muranesi Cappellin Venini e C.”, nata nel 1921 e specializzata nel recupero degli stili dei vetri cinquecenteschi, tratti dai dipinti rinascimentali, come ad esempio il “Calice Costolato” ed il “Vaso Veronese”.

Guido Cadorin

Altri artisti come il pittore Guido Cadorin e lo scultore Napoleone Martinuzzi collaborarono con le aziende e quest’ultimo, nel 1925, alla separazione di Cappellin e Venini, divenne direttore artistico della “Nuova Vetri Soffiati Muranesi Venini e C.” fino al 1932. Tra le sue opere, che denotavano l’esperienza di scultore, gli anatroccoli in vetro e filigrana del 1929 e un tipo di vetro opaco con bolle d’aria o “puleghe” inglobate, detto perciò “pulegoso”, oggetti di spessore consistente come frutti, funghi e piante grasse decorate da nastri.
Negli anni venti Umberto Bellotto si distinse perché accostò il vetro al ferro battuto e collaborò con la Pauly & c. e prima con Barovier, che era la vetreria artistica più attiva tra il 1920 e il 1930 e si avvaleva del tecnico e designer Ercole Barovier. Seconda per importanza era la S.A.L.I.R., nota per il vetro inciso e per la collaborazione dell’acquafortista Guido Balsamo Stella e dell’incisore boemo Franz Pelzel.
Per approfondimenti consulta Wikipedia.

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