10 CITTÀ ITALIANE CON NOMI STRANI E ASSURDI

10 città Italiane con nomi strani – in questo tutorial vi mostreremo che in Italia esistono alcune città con nomi davvero buffi e strani.
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10 città Italiane con nomi strani

La prima città si trova nel comune di Giano dell’Umbria è si chiamo Bastardo, questo luogo è famoso per le sue risse e si pensa a che chi abbia dato il nome a questo luogo si sia basato proprio su questo particolare. Un’altra città si trova in provincia di Pistoia e si chiama Femminamorta, questo nome dovrebbe derivare dal fatto che fu trovata una femmina morta in questa città.

In provincia di Siena c’è una città che si chiama Belsedere. In Veneto (Porto Tolle) troviamo la città di Gnocca, poi lungo il fiume si può trovare il “Po di Gnocca”. Proseguendo vi è la città di Scopa che si trova in provincia di Vercelli.

Continuando troviamo la città La Sega che si trova nel comune di Gruaro. Proseguendo troviamo la città di Orgia nella frazione di Sovicille. Andando a Perugia troviamo la città di Strozzacapponi.

Continuando verso Isolabella Asti c’è Rio Merdaiolo. Poi una altra città con un nome molto buffo è Chiavica che si trova nel comune di Travacò Siccomario. Ultima città con un nome buffo ma allo stesso tempo leggendario è Troia dove i cui abitanti si chiamano troiani.

Cenni storici

Troia è un comune italiano di 7 009 abitanti della provincia di Foggia in Puglia. Situata sulle pendici del Subappennino Dauno, a ridosso del Tavoliere delle Puglie, fino agli inizi del Novecento era spesso citata come Troja o Troia di Puglia.

La cittadina ha antichissima fondazione, tanto che i ritrovamenti archeologici denotano che il centro fu fondato in epoca anteriore alle guerre puniche.

Prima di essere colonizzata dai Romani la città era conosciuta come Aika, ma il centro ebbe un forte sviluppo socio-economico solo in epoca imperiale quando si trovò ad essere attraversato dalla via Traiana nel tratto compreso fra i borghi di Aequum Tuticum e Herdonia.

Fu in quell’epoca che venne istituita la diocesi di Eca ad opera dei tre vescovi Marco, Eleuterio (patrono di Troia) e Secondino. Dopo le distruzioni operate dalle invasioni barbariche, il borgo rinasce col nome attuale nel 1019.

Assediata dai Saraceni[senza fonte] e poi trasformata in roccaforte dai bizantini, Troia fu soggetta a numerosi assedi: da quello di Enrico II, a quello dell’imperatore Federico II di Svevia.

La città sorgeva infatti in posizione strategica lungo la medievale via Francigena (erede della via Traiana e attestata in territorio di Troia nel Privilegium baiulorum imperialium del 1024).

Nel 1093, Urbano II, il Papa delle crociate tenne il primo concilio di Troja, cui seguirono altri tre, rispettivamente nel 1115 (papa Pasquale II), nel 1120 (papa Callisto II) e nel 1127 (papa Onorio II).

La città si schierò prima con gli Angioini, poi con gli Aragonesi e infine con i Borbone, cui restò fedele fino al crollo della loro monarchia.

Spedizione dei Mille

Durante la spedizione dei Mille e la conseguente unificazione dell’Italia, nel 1860, Troja insorse contro i nuovi occupanti e i sabaudi per piegarla sistemarono diversi cannoni nelle strade per domarne gli spiriti patriottici.

Di Antonio Salandra si narra che alcuni parlamentari del periodo pre-fascista fossero soliti dileggiarlo rivolgendosi a lui con frasi volutamente equivoche del tipo “come ha testé affermato l’illustre figlio di Troia…”. E sempre si narra che egli fosse solito rispondere con un invece poco ambiguo “ciò che per me fu patria, per voi è madre!”.

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